REDAZIONI E SCUOLE DI GIORNALISMO: ALTRI LUOGHI IN CUI ESISTONO ABUSI E MOLESTIE

Espulse è il collettivo di giornaliste freelance che si occupa di denunciare e indagare, a seguito di una loro inchiesta apparsa su IrpiMedia a ottobre 2024, sugli abusi e le molestie all'interno delle redazioni e scuole di giornalismo italiane

Intervista alle fondatrici del collettivo Espulse. La stampa è dei maschi

Chi si aspetterebbe delle molestie e dei ricatti all’interno delle redazioni? Chi potrebbe immaginare che esistono delle discriminazioni sessuali nelle scuole di giornalismo?  Nessuno. Perché, il mondo del giornalismo italiano, è quello che denuncia gli altri mondi. Nascondendo il proprio

Espulse. La stampa è dei maschi è un collettivo di giornaliste, scrittrici, videomaker, fotografe e attiviste, formato dalle giornaliste freelance Stefania Prandi, Alessia Bisini, Roberta Cavaglià e Francesca Candioli. Tutte loro hanno deciso di creare Espulse per far emergere un fenomeno sommerso nel profondo che, paradossalmente, non si trova documentato e per un motivo ben preciso: le molestie sessuali e gli abusi di potere proprio nel mondo del giornalismo italiano.

Secondo il nuovo Vademecum contro le molestie e le intimidazioni in ambito giornalistico realizzato a marzo 2024 dalle Commissioni Pari Opportunità della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Odg e Usigrai e dall’associazione Giulia Giornaliste con il coordinamento della consigliera nazionale della Federazione nazionale della Stampa, Veronica Deriu, si stima che il 13,5% delle donne nella fascia 15-70 anni abbia subito molestie sul lavoro a sfondo sessuale nel corso dell’intera vita (soprattutto le più giovani tra i 15 e i 24 anni, 21,2%) e il 2,4% degli uomini tra i 15 e i 70 anni.

Com’è nato il vostro collettivo?

Il collettivo nasce dall’incontro virtuale tra quattro giornaliste freelance, con l’intento di creare un progetto per le giornaliste assunte, le freelance operanti nel settore dei media (carta stampata, web, radio e tv) e negli uffici stampa.

L’evento scatenante che ci ha permesso di creare e plasmare questo progetto è stato il #MeToo della pubblicità in Italia. Ci siamo rese conto di come il problema degli abusi e delle molestie sul posto di lavoro, venga sempre raccontato senza che il giornalismo riconosca le sue stesse mancanze all’interno delle redazioni. 

La vostra inchiesta, apparsa su IrpiMedia, apparsa a ottobre 2024, ha dato sicuramente uno scossone al mondo del giornalismo, avete subito delle ripercussioni? Oppure, durante il vostro lavoro, c’è chi ha provato a dissuadervi dal rinunciare all’inchiesta?

Durante l’inchiesta abbiamo contattato tutti gli enti coinvolti per un confronto sulle testimonianze che abbiamo raccolto. Tutte le scuole di giornalismo hanno accolto la nostra richiesta di confronto, la stragrande maggioranza con incontri che hanno richiesto una disponibilità di tempo non scontata.

Crediamo che questo sia un buon segnale perché dimostra che, nonostante quel che è emerso dalla nostra inchiesta, esiste la possibilità di un cambiamento al quale tutti e tutte possono contribuire. Di fronte al racconto delle testimonianze che abbiamo raccolto, li abbiamo visti sorpresi e molto dispiaciuti: erano sicuri di lavorare con persone di cui potersi assolutamente fidare. C’è è stato da parte di tutti l’impegno a migliorare le cose, monitorare la situazione e a lavorare ulteriormente sulla prevenzione.

Poco dopo l’uscita della nostra inchiesta l’Ordine nazionale dei giornalisti ha convocato tutti i direttori e le direttrici delle scuole per parlare del tema ed ha pubblicato un Codice etico e di comportamento delle scuole di giornalismo

Le molestie all’interno della stampa sono sempre state sommerse. E spesso messe anche a tacere. In base soprattutto a quest’ultimo aspetto che considerazioni si traggono dalla volontà di quelle terze persone, le quali avrebbero potuto fare qualcosa?

Come abbiamo scritto nell’inchiesta, il nostro intento non era quello di segnalare qualche caso nello specifico ma far emergere la dimensione sistematica e strutturale delle molestie, all’interno della quale diverse persone in ruoli di responsabilità danneggiano non solo le singole studentesse, ma l’intera collettività. 


Avete subito anche voi molestie simili?

Molestie e ricatti sessuali sono una realtà per moltissime donne, per questo ci stiamo impegnando tanto perché questa realtà venga alla luce e si possa iniziare a combatterla. L’unica ricerca nazionale a disposizione sul tema è stata pubblicata nel 2019 dalla Fnsi e ha rilevato che, tra le giornaliste assunte in redazione, l’85% ha dichiarato di avere subito molestie sessuali almeno una volta nel corso della vita professionale. Quasi il 3% ha subito uno stupro mentre l’8% una tentata violenza sessuale.

A seguito sempre della vostra inchiesta, è stato presentato il Vademecum contro molestie e discriminazioni, mentre a dicembre 2024 è stato creato e approvato il nuovo Codice etico e di comportamento delle scuole di giornalismo. Cosa ne pensate? Si potrà davvero fare qualcosa? Già nel 2019 era nato una sorta di sportello contro le molestie, ma senza portare a un’azione concreta…

Rispetto al Codice etico, nonostante si tratti di un documento con diversi punti critici, pensiamo sia comunque qualcosa e segni un passo in una direzione diversa rispetto a quando abbiamo iniziato la nostra inchiesta. 

Più in generale, è necessario prima di tutto un cambiamento culturale che porti ad avere più donne ai vertici e più donne con contratto regolare. Inoltre dovrebbe esserci la possibilità di rivolgersi a un responsabile o una responsabile del personale libera dai pregiudizi maschilisti e che possa dare informazioni sia in fase riparativa sia in quella preventiva. Andrebbero anche organizzati corsi di formazione efficaci, con cadenza  regolare e frequenza obbligatoria per tutti, capi e redattori e redattrici. La violenza sul lavoro viene agita in percentuale in maggioranza dagli uomini contro le donne e avviene in un ambiente dove non solo gli uomini ma anche le donne introiettano il maschilismo. 

L’inchiesta che avete intrapreso, e poi pubblicata, andrà avanti sotto altre forme? Ad esempio, proprio un osservatorio?

Il nostro prossimo obiettivo è realizzare una seconda parte dell’inchiesta, ma concentrandoci sulle molestie sessuali, le discriminazioni di genere e gli abusi di potere che avvengono nelle redazioni. Per raccoglierle abbiamo creato un questionario ad hoc dove è possibile raccontare in forma anonima la propria storia. Ogni testimonianza sarà poi vagliata attraverso un’ attenta procedura di fact-checking. 

Abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding per poterla realizzare: in tre mesi siamo riuscite a raccogliere cinquemila euro. Anche la Fnsi, che nel 2019 si è occupata del problema delle molestie nel mondo del giornalismo italiano, ha sostenuto il progetto con una donazione a parte.

Vogliamo continuare a fare giornalismo d’inchiesta di qualità e soprattutto vogliamo un giornalismo libero da molestie sessuali, discriminazioni di genere e abusi di potere, dove l’informazione sia davvero plurale e inclusiva e le giornaliste che hanno subito le conseguenze di questo sistema non si sentano più sole

Maria Francesca Gentile 

Caterina Caparello

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