Intervista
A Lamezia Terme (CZ), per la prima volta dal 1968, anno della sua nascita ufficiale come Comune, una donna siede sullo scranno più alto del Consiglio comunale: Maria Grandinetti. La sua elezione segna un momento storico in una città che non aveva mai conosciuto una leadership femminile in questa istituzione, ma racconta anche le contraddizioni di una politica che fatica ancora a riconoscere spazio alle donne se non a prezzo di una responsabilità quadruplicata.
Un volto nuovo per un ruolo antico, che per decenni è stato riservato solo agli uomini, e lei, donna di destra, cresciuta in un ambiente politico familiare, sa bene che il primo banco di prova sarà dimostrare di saper fare «più e meglio» di chi l’ha preceduta.
«Sono figlia d’arte – racconta. Mio padre è stato consigliere comunale e assessore allo sport trent’anni fa. Da bambina lo accompagnavo in Consiglio, seguivo le campagne elettorali, le vittorie e le sconfitte. La passione per la politica è nata lì, in quei corridoi che oggi percorro da presidente».
La sua traiettoria politica è sempre stata coerente: «Dal 1994 ho sempre votato Forza Italia. Nel 2015 Paolo Mascaro mi ha proposto un percorso civico, abbiamo quindi creato due liste e ho iniziato con lui. Sono stata presidente della Commissione Sport, poi della Commissione Cultura e Scuole. Due anni fa abbiamo deciso che fosse tempo di un passo più solido: i partiti offrono stabilità e proprio Forza Italia era la mia casa naturale. Sono stata accolta da amici: per me la politica deve essere anche questo, una comunità di fiducia».
La nuova presidente non nasconde i suoi riferimenti, che rispecchiano il suo percorso: «Giorgia Meloni mi piace molto, perché affronta le difficoltà che ogni donna in politica subisce: ogni errore è ingigantito. Ma per me il presidente Berlusconi rimane il numero uno indiscusso».
Parole che segnano un profilo netto, quello di una donna cresciuta politicamente all’interno di una destra berlusconiana e che, oggi, punta a consolidare il suo peso politico nella città.
L’elezione alla presidenza è arrivata come un traguardo carico di significati: «È un onore che mi inorgoglisce, ma sento ancora più forte la responsabilità di fare meglio. Infatti, quando una donna assume un ruolo così elevato, tutti aspettano il minimo errore per giudicarla. Anche per questo, sento il dovere di dimostrare il quadruplo rispetto a un uomo».
Accanto al carico di lavoro, Grandinetti riconosce di aver trovato un sostegno inaspettato: quello delle donne. «La cosa più bella è stata la solidarietà femminile. Donne di ogni schieramento felice di come, finalmente, una di noi fosse arrivata qui. Annita Vitale (capogruppo di Azione ndr) è un’amica d’infanzia, mi ha dedicato un bellissimo post sui social e non era scontato: a volte il sostegno delle donne vale più delle congratulazioni degli uomini» continua.
Con una carriera che ha già un suo trascorso di esperienza, è inevitabile riflettere sulle difficoltà incontrate come donna nella politica locale: «Sono sfrontata – spiega con un sorriso carico di consapevolezza. Forse gli uomini mi temono. Ho un carattere schietto, senza peli sulla lingua, di conseguenza non mi sono mai sentita ostacolata per il mio essere donna».
Al di là di questo, ammette come la tensione tra maggioranza e opposizione resti alta. Il tutto casato un po’ dagli inizi burrascosi con quest’ultima: «La campagna elettorale è stata molto aspra e cattiva, e oggi non ci sono margini di dialogo con la minoranza. La vicepresidenza non è andata all’opposizione? per noi i ruoli spettano alla maggioranza. Se avessimo parlato di contenuti, e non di insulti, sarebbe andata diversamente».
Per assumere pienamente questo impegno, Grandinetti ha lasciato il suo impiego a Calabria Verde: «Sono perfezionista, se faccio una cosa devo farla bene. Adesso, la priorità è questa città». La sua visione del ruolo di presidente va di pari passo con quella di una mediatrice: «Il mio compito è mantenere i rapporti tra le parti politiche, essere un punto di riferimento per tutti. Credo di poter riuscire a essere una buona mediatrice, perché ho sempre avuto un buon dialogo con tutti, a patto di mettere tutto in chiaro fin da subito».
Tra le priorità della sua agenda politica ci sono sport e servizi sociali: «Per dieci anni ho lottato per lo sport, perché tiene i ragazzi lontani dalla strada e dai vizi: insieme alla scuola è la chiave per il loro futuro. Adesso è necessario intervenire sui servizi sociali: il terzo settore è in difficoltà, le famiglie e i più fragili vanno sostenuti, non possiamo permetterci di perdere altri finanziamenti».
E sul fronte delle Pari opportunità? Grandinetti annuncia la ricostituzione del gruppo dedicato: «In passato, con la consigliera Spinelli (che possiede la delega proprio alle Pari opportunità ndr), abbiamo organizzato manifestazioni contro la violenza sulle donne e per sostenere le donne che affrontano malattie come il tumore al seno». Oltre alla carica che ricopre, un passo avanti verso una maggiore presenza femminile è stato fatto anche sulle cariche pubbliche della Giunta: «Nella nuova Giunta siamo quattro donne e tre uomini, e questa maggioranza femminile per me è un segnale positivo: siamo solidali e convinte di come dobbiamo fare qualcosa di concreto per le donne». Infatti sono Giulia Bifano, Antonietta D’Amico, Maria Gabriella De Sensi e Annalisa Spinelli le altre componenti della suddetta Giunta.
Alla domanda su quale eredità vorrebbe lasciare, Grandinetti risponde senza esitazione: «Vorrei lasciare qualcosa di concreto, un qualcosa per cui un giorno, i miei figli, possano guardare e dire: “Questo lo ha fatto mia madre”, e sentirsi orgogliosi, insieme alla città».
La prima presidente donna del Consiglio comunale di Lamezia Terme è dunque una figura che sfida e che vuole sfidare le aspettative: una donna di destra, cresciuta nella politica di famiglia, con un occhio verso Berlusconi e Meloni visti come punti di riferimento. Una figura che oggi diventa simbolo di un traguardo non solo personale, ma che fa anche parte di un percorso collettivo verso una reale parità nelle istituzioni.
La sua elezione ci costringe a interrogarci sul significato delle “prime volte” e dei suoi ritardi: Cosa, o chi, ha impedito finora a una donna di accedere ad una carica così importante in una città ufficialmente nata nel 1968? Quando, finalmente, una donna arriva in un luogo da cui le altre sono sempre state escluse, quel traguardo è davvero una conquista per tutte? E inoltre, il vero passo avanti si avrà soltanto quando la rappresentanza femminile smetterà di essere un’eccezione? potremo allora discutere di politica e non del genere di chi la fa?
Maria Grandinetti, che non incarna l’immagine della femminista tradizionale “di sinistra” ma quella di una donna di destra (e facente parte del cosiddetto femminismo conservatore) determinata «sfrontata, forse temuta dagli uomini», sa che su di lei pesano aspettative quadruple, per cui ogni passo falso verrebbe ingigantito. Eppure, con la nuova Giunta composta da quattro donne e tre uomini e una presidenza che lei stessa definisce «una responsabilità enorme», prova e proverà a lasciare un segno concreto: affinché un giorno, forse, non si dovrà più sottolineare che “una donna ce l’ha fatta”.
Maria Francesca Gentile
Caterina Caparello



