©Lediesis

LA STREET ART DE LEDIESIS: RIBALTARE L’IMMAGINARIO, UNA DONNA ALLA VOLTA

Lediesis sono un duo femminile di street artist che dal 2019 ha iniziato, anonimamente, a raffigurare sui muri di alcune città celebri donne che indossano un S sul petto: simbolo di forza e sorellanza.

A volte sono i muri a parlare per noi. E, negli ultimi anni, in molte città italiane hanno cominciato a farlo con il sorriso complice di donne che ci osservano da finestre cieche e angoli dimenticati. Icone che ammiccano e indossano una S sul petto come un segnale di appartenenza. Sono le Superwomen di Lediesis, il duo di street artist che ha scelto l’anonimato come atto politico: sparire per lasciare che siano le immagini a prendere posizione, le quali si mostrano a viso aperto nella lotta per le donne. Consapevolmente e strizzando l’occhio.    

Nel paesaggio sovraffollato della street art italiana, le loro figure si impongono in silenzio. Donne reali, storiche, spirituali, pop: tutte raccontate nella loro libertà radicale. Il loro occhiolino non è un gesto giocoso, ma un invito a riconoscere il potere che ciascuna porta con sé, un richiamo alla sorellanza come pratica quotidiana e trasformativa.

Mentre l’arte urbana conquista musei e istituzioni, Lediesis continuano a muoversi nella notte, restituendo luce a spazi abbandonati e ribaltando immaginari che, per troppo tempo, hanno relegato le donne ai margini. Le loro opere non decorano, interrogano. Non abbelliscono, fanno politica. E lo fanno con una leggerezza intensa, che non chiede permesso ma apre varchi.

Due artiste che ci hanno raccontano la nascita di questo collettivo, dei loro personaggi e del modo in cui femminismo e attivismo attraversano la loro stessa pratica artistica. Ne è nato un dialogo che ci ricorda perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di nuove eroine sui muri delle nostre città.

©Lediesis

Come e quando è nato il vostro collettivo?

L’idea di Lediesis è nata quasi per scherzo nel 2019, mentre eravamo in visita ad Artefiera a Bologna. Avevamo ambedue voglia di creare qualcosa che ponesse al centro dell’attenzione le donne, e così un’idea ha tirato l’altra in modo del tutto naturale ed istintivo. Veniamo da percorsi diversi, una di noi da studi artistici e l’altra ha sempre orbitato nel mondo dell’arte e della comunicazione. Essendo due amiche, siamo riuscite a far convergere le nostre intenzioni nel progetto delle Superwomen. Via via ha preso sempre più consistenza e noi sempre più consapevolezza. Soprattutto man mano che la nostra ricerca interiore va in profondità, anche nella scelta di personaggi che, in un dato momento storico e con il loro comportamento, aiutano a far riflettere.

Il vostro nome unisce musica e femminismo…

La scelta del nome che usa l’hashtag, Le#, gioca sia sul linguaggio social sia su quello musicale. Il diesis è il suono dissonante e Ledies (ladies in inglese) è un riferimento alle grandi signore e a tutte le sisters.

Perché l’anonimato? Cosa è possibile sapere di voi?

Il nostro anonimato è il nostro superpotere. In un mondo in cui c’è la smania di protagonismo, ci piace essere invisibili. Ci consente molta libertà artistica e crediamo che il nostro messaggio sia molto più efficace. È l’opera che deve parlare non l’artista. Noi siamo molto amiche e condividiamo un cammino di crescita spirituale ma siamo anche molto spensierate e amiamo divertirci…il nostro motto è “Il ruzzo salverà il mondo” che non significa essere inconcludenti o superficiali, ma usare la leggerezza per condividere messaggi importanti.

La prima donna che avete rappresentato?

La prima Superwoman che abbiamo realizzato è stata la Madonna, l’abbiamo dipinta d’impulso mentre faceva l’occhiolino, un gesto complice con l’osservatore che poi è diventato la nostra “cifra”, un vero punto di riferimento.

Come scegliete le donne da raffigurare e gli altri personaggi (come Falcone e Borsellino)?

Ogni personaggio che scegliamo in quel momento, per noi, ha davvero un superpotere, qualcosa di speciale che può essere d’esempio a tutti. In quello che facciamo in realtà non seguiamo mai una scelta pensata, piuttosto guidata dall’istinto. Per questo sono rappresentati con la S di Superman e strizzano l’occhio al passante in gesto complice: perché ognuno possa riflettere e scoprire i propri superpoteri. Anche nel caso di Falcone e Borsellino che sono stati realizzati per la campagna della Fondazione Il Cuore si Scioglie.

C’è un personaggio cui avete tenuto particolarmente a disegnare e affiggere?

Ce ne sono diversi…a parte la Sora Lella che abbiamo attaccato nel cuore di Trastevere e che ormai è considerata una meta turistica, abbiamo realizzato il nostro omaggio a Cattelan in cui l’Ominide “Lucy”, ovvero la femmina di australopiteco  le cui ossa sono state scoperte nel 1974, afferra la banana dalla celebre cornice e la mangia. Un gioco di riferimenti che vuole riportarci al vero senso delle cose.

©Lediesis
©Lediesis

Perché la S di Superman e non la W di Wonder Woman? Che valore ha quella S sul petto? Sono Super Woman…

È stata una scelta che è venuta di getto perché è subito riconoscibile come rappresentazione di un superpotere maschile che invece noi abbiamo voluto attribuire alle donne, ribaltando i ruoli.

La street art non è solo una forma d’arte, ma anche una forma di protesta, di attivismo, un modo per far sentire la propria voce. Qual è il vostro obiettivo? Che voce volete far sentire?

Ormai la street art è completamente sdoganata all’interno della scena artistica italiana e internazionale, ma continua a conservare delle specificità grazie ad un contatto più diretto, informale e quotidiano con lo spettatore ma anche per una maggiore “libertà” creativa e di espressione, per cui riesce a spingersi là dove gli artisti più tradizionali sembrano avere il timore di avventurarsi. 

La street art è quindi un mezzo di comunicazione con un’energia incredibile. Il fatto che si realizzi per strada è un motivo in più per veicolare messaggi positivi. Gli street artists hanno una grandissima responsabilità perché sono sotto gli occhi di tutti. Arrivare alla street art, quindi per noi è stata una conseguenza del nostro percorso interiore: la nostra ricerca di cambiamento si riflette nella pittura e nella scelta dei personaggi che decidiamo di dipingere, ovvero donne libere e illuminate che danno un messaggio positivo, di crescita individuale che si riflette anche sulla crescita spirituale della società.

Come scegliete le città e i luoghi specifici in cui mostrare le vostre opere? E in che momento della giornata le divulgate?

Tutto ciò avviene in modo abbastanza casuale, spesso facciamo le nostre incursioni in luoghi dove siamo state invitate a realizzare una mostra, ma altre volte decidiamo di andare in una città se c’è un evento particolare. Di solito cerchiamo di attaccare le nostre Superwomen nelle finestre cieche dei centri storici per ridare nuova vita a luoghi dimenticati.

Quali sono le difficoltà per una street artist? È un mondo completamente al maschile?

Noi non abbiamo mai avuto particolari difficoltà nel lavorare la notte anche se ci sono capitati dei tentativi di molestie. Quest’ambiente è prettamente maschile e da un lato abbiamo suscitato simpatie ma anche molte invidie, ma sono sentimenti che appartengono ad entrambi i sessi.

I vostri progetti futuri?

Nell’immediato contiamo di tornare presto a Roma con una nuova sede di Superwomen. Anche se siamo fiorentine per noi Roma è la città in cui le nostre opere si sposano meglio.

Medea è uno dei personaggi più famosi della mitologia e della tragedia greca. Cosa rappresenta per voi, chi è oggi?

Medea era una maga, una donna che conosceva e sapeva usare i segreti della natura, era una donna emancipata e indubbiamente dotata di superpoteri. Peccato che li abbia usati per causare morte e distruzione. Per noi rappresenta chi ha delle capacità, dei ruoli di prestigio e usa il potere per annientare il prossimo perché non riesce ad andare oltre la propria rabbia e il proprio dolore. Avere dei poteri porta sempre a una grande responsabilità.

Maria Francesca Gentile

Caterina Caparello

Torna in alto