“EDUCARE ALLE DIFFERENZE” PER COSTRUIRE UNA SCUOLA CHE RICONOSCE CORPI, GENERI E SESSUALITÀ

All'indomani dell'approvazione del DDL Valditara in merito al consenso informato e all'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, la rete Educare alle Differenze attraverso strumenti e percorsi educativi, promuove la formazione di docenti e operatori su temi di genere, sessualità, discriminazioni e differenze

Negli ultimi mesi il dibattito sull’educazione affettiva a scuola è tornato al centro dell’attenzione pubblica a seguito delle polemiche legate al disegno di legge di Valditara sul consenso informato, approvato a dicembre 2025. L’iniziativa, e poi la successiva approvazione, ha scatenato forti reazioni tra opposizione, scuole e associazioni, segnale evidente di quanto il tema sia ancora controverso e divisivo nelle scuole italiane.

Infatti, secondo il Ddl Valditara le scuole devono ottenere il consenso “informato preventivo” dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, prima di svolgere qualsiasi attività che tratti temi legati alla sessualità. Inoltre, è previsto il divieto di insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole elementari. Di conseguenza, potrà essere insegnata e spiegata, o anche solo affrontata, esclusivamente agli istituti secondari di primo e secondo grado (ovvero scuole medie e superiori).

Alla luce di ciò, è invece fondamentale parlare di esperienze e progetti che cercano di trasformare la scuola in uno spazio di cittadinanza reale, dove corpo, genere e sessualità non siano tabù, ma strumenti di conoscenza e crescita. Perché è necessario per creare consapevolezza e abbattimento di stereotipi e anche violenze. 

Tra le iniziative più significative c’è Educare alle Differenze, una rete nazionale di associazioni che lavora da anni per promuovere l’inclusione, il rispetto e la valorizzazione delle differenze all’interno di scuole e comunità. Educare alle Differenze nasce nel 2014 “come risposta collettiva alle gerarchie e ai dispositivi di esclusione che attraversano scuola e società” racconta Caterina Rapini, tra le responsabili della rete

Un progetto che agisce su più livelli, offrendo strumenti e percorsi educativi, creando reti tra associazioni e scuole, e promuovendo la formazione di docenti e operatori su temi di genere, sessualità, discriminazioni e differenze.

Proprio perché le urgenze politiche ed educative oggi sono evidenti: “Un’urgenza è chiaramente l’assenza e la mancanza totale di spazio di cittadinanza, del corpo, della sessualità e del genere all’interno della scuola – spiega Rapini. E se parliamo del consenso informato, questo appare ancora più significativo e ancora più grave perché le differenze passano e non possono che passare attraverso i corpi, così come le esperienze che viviamo. Però, la scuola che invece ci troviamo ad attraversare oggi è fatta di grandi rigidità, di grande frontalità, di spazi che disciplinano i corpi, di gerarchie. Si pensa che le persone siano solo cervello, a cui si parla solo su un piano disciplinare, intellettuale, all’interno di confini strettissimi, mentre restano nascoste tematiche che poi gli studenti devono esplorare altrove, perdendo così ogni spazio educativo. Un’altra urgenza è educare a un pensiero libero, in una scuola veramente laica e plurale, cosa che stiamo perdendo tantissimo oggi”.

Differenze come valore

Il lavoro di Educare alle Differenze non si limita a trasmettere contenuti, ma mira a trasformare concretamente la pratica educativa: “Siamo una rete con tante associazioni che lavorano sul campo in modo trasformativo. È emozionante entrare nelle scuole e vedere che, negli spazi di parola e confronto, gli studenti hanno l’opportunità di raccontarsi e parlarsi in un altro modo. Noi ci occupiamo di un lavoro di secondo livello, mappando relazioni tra reti e condividendo strumenti ed esperienze. Una delle esperienze che portiamo avanti riguarda l’autotutela dell’insegnamento: confrontarsi con gli insegnanti, ricevere feedback e vedere che tornano a scuola carichi per sviluppare percorsi è molto bello. Anche i nostri meeting annuali diventano momenti di ricarica collettiva, dove la rabbia e la frustrazione vengono ascoltate e trasformate in nuove iniziative”. L’importanza dell’educazione sessuo-affettiva passa anche attraverso i docenti. 

Educazione affettiva e sessuale: corpo, emozioni e consenso. Anche Online.

Un approccio efficace all’educazione affettiva e sessuale deve evitare contrapposizioni ideologiche e dicotomie tradizionali. “Se abbiamo un approccio che non sia centrato su idee dicotomiche, possiamo guardare alle persone e alle comunità per quello che sono. L’educazione al genere non è una lezioncina, ma un atteggiamento trasversale di apertura che mette in luce ciò che rimane invisibile nella scuola, producendo consapevolezza e riducendo le disuguaglianze.

Un altro tema centrale e fondamentale è quello del digitale: “Oggi la prima socializzazione alla sessualità avviene spesso online, con narrazioni violente, pornografiche o stereotipate – continua Rapini. Questo deve allarmarci, ma non dobbiamo demonizzare l’online: per molte persone è uno strumento di conoscenza rispetto al corpo e alla sessualità. Il problema grave è la pornografia mainstream, iperstessista e iperviolenta, che invisibilizza persone trans e LGBT. La risposta è un’educazione sesso-affettiva laica, plurale, che parli di piacere, consenso e relazione, affrontando anche le dinamiche digitali in modo olistico”.

Resistenze e dialogo

E le difficoltà non mancano: resistenze istituzionali, culturali e talvolta familiari complicano il percorso educativo. La rete lavora sul dialogo e sulla costruzione di comunità: “Il problema è il silenzio, insieme a un po’ di ignoranza che parte dall’alto. Le attività si fanno in sinergia con studenti, insegnanti e famiglie, costruendo comunità che si parlano tra di loro. Molte famiglie hanno bisogno di parlare di questi temi, e spesso queste paure vengono cavalcate da chi propone istanze ideologiche. È necessario supportare e formare docenti e comunità”.

Politiche educative: cosa manca

Nonostante il grande lavoro delle associazioni, manca ancora un quadro istituzionale stabile:

“C’è la mancanza totale di una legge sull’educazione sesso-affettiva strutturale. Oggi le docenti e le associazioni fanno un grandissimo lavoro con pochissimi mezzi, creando un divario di opportunità enorme tra scuole. Manca formazione strutturale per insegnanti su genere, sessualità, antirazzismo e differenze. La scuola è vista come contenitore che deve risolvere tutto, senza strumenti e supporto. È chiaro che i docenti non mancano di capacità o volontà, ma devono essere supportati dall’alto, insieme alle comunità e alle associazioni”. Perché sarebbe importante supportare docenti e famiglie. Come uno Stato dovrebbe in effetti fare. C’è un senso di solitudine per docenti e famiglie. Essere lasciati soli in temi così importanti è una forma di abbandono istituzionale, mentre dovremmo lavorare insieme urgentemente” conclude Rapini.

Educare alle Differenze dimostra che una scuola aperta e inclusiva è possibile: un luogo in cui le differenze non sono marginalità, ma risorsa, e dove corpo, emozioni, desideri e consenso trovano finalmente spazio. In un contesto politico ed educativo spesso rigidamente binario e ideologizzato, il progetto mostra come dialogo, formazione e supporto alle comunità possano trasformare l’esperienza scolastica, restituendo agli studenti e alle studentesse il diritto a una piena cittadinanza affettiva e sessuale. 

La sfida rimane garantire queste pratiche non come iniziative isolate, ma come parte strutturale e stabile del sistema educativo.

Maria Francesca Gentile

Caterina Caparello

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