«Ho cercato di fare il mio ritmo, ho fatto una fatica bestia sugli sci, purtroppo fisicamente non era così piacevole. Purtroppo per noi donne una volta al mese è così, bisogna soffrire e basta. Però so che i prossimi giorni starò meglio» Dorothea Wierer, azzurra pluripremiata del biathlon, ha commentato così la sua ultima performance alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, nella 15km individuale. Il ciclo ha inciso fortemente sulla sua prestazione, chiudendo infatti quinta a due passi dal podio. Lo ha raccontato ai giornalisti presenti e senza timore.
Come lei, in queste Olimpiadi, l’americana Amber Glenn – campionessa di pattinaggio di figura che ha ottenuto l’oro a squadre – arrivata anche lei quinta nell’individuale ha dichiarato come abbia «gareggiato con il ciclo mestruale. È davvero molto difficile, soprattutto quando devi indossare questo tipo di vestiti e devi esibirti davanti al mondo intero. È qualcosa di cui non si parla molto per quanto riguarda le atlete, anche se dovrebbe essere un argomento di discussione».
Entrambe le atlete hanno avuto il coraggio di parlare di un argomento considerato ancora un tabù, e soprattutto poco studiato, nel 2026: il ciclo mestruale nel mondo dello sport.
Tra le prime azzurre era stata Federica Pellegrini, a Rio 2016, a provare a disinnescare il tabù presente sulle mestruazioni, ma non senza qualche polemica altrui nel pensare fosse una “scusante” per la sua zoppicante performance.
Nonostante ciò, ne fece una battaglia personale tanto da dedicare a questo argomento una Lectio Magistralis, in occasione della sua laurea honoris causa a settembre 2022, intitolata La donna e la performance sportiva: come il ciclo mestruale può influenzare la prestazione: «Nell’arco della mia carriera ho assunto contraccettivi orali solo tre volte: nel 2005, nel 2007, quando avevo 19 anni e un doppio ciclo ogni 30 giorni, e la terza nel 2020, per soli due mesi, col fine preciso di spostare il ciclo di qualche giorno, in quanto la mia gara ai Giochi cadeva proprio nel momento ormonale per me meno opportuno. Poi non è servito perché le Olimpiadi sono state spostate di un altro anno».
Ogni donna vive il proprio ciclo mestruale in maniera unica e individuale. Durante questo naturale processo, il corpo femminile subisce fluttuazioni ormonali che influenzano mente e fisico. Conoscere cosa effettivamente accade nel proprio corpo permette di giustificare e comprendere la propria quotidianità, come il sentirsi più o meno “performante” in palestra.
Ma come funziona il ciclo mestruale?
Il ciclo mestruale inizia il primo giorno delle mestruazioni e termina il giorno prima della seguente mestruazione; la media prevede un ciclo mestruale di 28 giorni, ma questa è solamente una stima e non significa che sia l’unico arco temporale “sano” per una donna. Dopodiché parte la fase follicolare precoce: dall’ipotalamo, l’ormone di rilascio delle gonadotropine stimola il rilascio di altri due ormoni, FSH, ovvero l’ormone follicolo-stimolante e LH, l’ormone luteinizzante. Questi due ormoni a loro volta stimolano la produzione degli estrogeni, in particolare l’estradiolo. L’aumentata secrezione di estrogeni provoca a loro volta il picco di ormone luteinizzante LH, che fa cominciare l’ovulazione.
Con questa, si forma il corpo luteo che segna l’inizio della fase luteale. In questa fase progesterone ed estrogeni vengono secreti in grandi quantità, per aiutare il corpo femminile a prepararsi per un’ipotetica gravidanza. Se però, l’ovocita non è fecondato, il corpo luteo muore, estrogeni e progesterone diminuiscono, e inizia una nuova mestruazione.
Tutto questo processo, sebbene venga studiato come un vero e proprio orologio, nella realtà non segue alcuna tempistica scandita. A parte il ciclo mestruale più o meno lungo e/o regolare, anche una donna che sperimenta un ciclo di 28 giorni, può non avere delle fluttuazioni così perfettamente puntuali.
E nello sport?
Per questo, molti sono i recenti studi che cercano di analizzare le variazioni ormonali femminili per ottimizzare gli allenamenti delle atlete.
È stato visto infatti che la variazione dell’espressione dei recettori degli estrogeni e progesterone presenti a livello muscolare, potrebbe influenzare le prestazioni neuromuscolari e l’allenamento. Quindi, periodizzare l’allenamento in relazione alla fase del ciclo mestruale potrebbe avere un impatto sulle performance. Le fluttuazioni degli ormoni riproduttivi femminili durante il ciclo mestruale influenzano numerosi parametri dei sistemi cardiovascolare, respiratorio, termoregolatore e metabolico, che a loro volta possono influenzare la fisiologia dell’apparato locomotore.
Diversi studi hanno dimostrato che durante la fase follicolare il profilo ormonale vede un ottimo adeguamento alla resistenza e alla forza, con maggiore sopportazione del dolore, permettendo di fare un allenamento di carichi alti e creare nuovi massimali. Durante la fase luteale invece c’è un innalzamento della temperatura basale e maggiore sforzo cardiovascolare che potrebbero far percepire gli allenamenti di moderata intensità particolarmente faticosi. Anche il recupero e la ricostruzione delle fibre muscolari è più veloce durante la fase follicolare a discapito di quella luteale, sempre per una maggiore risposta dei recettori degli estrogeni localizzati sulle fibrocellule.
La forza muscolare massima risulta migliore nella fase follicolare e durante l’ovulazione, rispetto alla fase luteale, sia nelle atlete che nelle donne che non praticano sport. Queste fluttuazioni hanno destato molta attenzione nella ricerca, ma nonostante questo, ad oggi, le evidenze hanno portato più risultati negli allenamenti che sviluppano resistenza. Si evince dunque da questi studi che esercizi di resistenza condotti nella fase follicolare siano più benefici e causino più adattamento nel muscolo, rispetto agli stessi esercizi ma eseguiti in un periodo diverso del ciclo mestruale.
Tuttavia, in una recente revisione generale con meta-analisi, gli autori suggeriscono che, a causa delle carenze metodologiche negli articoli esaminati, sarebbe altamente prematuro concludere che le fluttuazioni a breve termine degli ormoni ovarici e dei loro livelli recettoriali nei tessuti bersaglio rilevanti influenzino notevolmente le prestazioni fisiche acute o gli adattamenti a lungo termine all’allenamento di resistenza.
L’ipotesi è che la differenza di opinione tra i vari studi sia causata da differenze metodologiche, ovvero tra i diversi modi che sono stati usati per stimare con esattezza il ciclo mestruale delle donne prese in esame.
Quello che possiamo ammettere con certezza è che i sintomi correlati al ciclo mestruale influenzano le prestazioni fisiche: mal di testa, mal di pancia, stanchezza generale, umore altalenante. Uno dei principali motivi che porta le atlete a saltare gli allenamenti programmati sono legati al dolore causato dal ciclo. Così come i sintomi premestruali, che sono sperimentati dalla maggior parte delle donne in età fertile e comportano sia sintomi fisici come mal di testa, tensione mammaria, gonfiore, che psicologici: maggiore irritabilità, affaticamento, depressione.
Visti i pochi studi ancora condotti e i conseguenti pareri discordanti delle evidenze scientifiche, l’allenamento al femminile sembra quasi ancora un tabù.
Quello che però è certo, è che ogni donna vive e sente il periodo mestruale in modo diverso e unico. Le fluttuazioni ormonali non dipendono dalla donna e non significano che essa sia poco motivata e performante.
L’allenamento, di conseguenza, può essere adattato alle sensazioni della donna, che deve imparare ad ascoltarsi e a comunicare le proprie sensazioni ed esigenze.
Dr.ssa Martina Colistra Farmacista. Laureata in Farmacia, presso l’Università degli Studi di Siena



