L’istruzione è un aspetto fondamentale per la vita di tutti gli individui. Il report Investing in Quality Education for Economic Development, Peace and Stability, pubblicato nel 2023 dal Center for Strategic & International Studies, evidenzia che l’istruzione è alla base di ogni società ben funzionante e che i benefici da essa prodotti sono diversi: migliore occupabilità, crescita economica, miglior salute, progressi tecnico-scientifici e maggior coesione sociale.
Molto rilevanti sono anche i benefici prodotti dall’istruzione femminile. Infatti, quest’ultima contribuisce alla riduzione dei tassi di fecondità, al miglioramento della salute infantile, all’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e, di conseguenza, alla crescita economica.
Per non parlare di come rafforzi lo status delle donne all’interno della famiglia e nella società, promuovendone l’autonomia e il ruolo decisionale. «L’istruzione e il conferimento di poteri alle donne nel mondo non possono che condurre a una vita più altruista, tollerante, giusta e pacifica per tutti», questa frase appartiene alla politica birmana Aung San Suu Kyi, nel suo discorso inaugurale tenuto il 31 agosto 1995 in occasione della Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino.
L’istruzione femminile è quindi fondamentale, poichè promuove il benessere collettivo e contribuisce alla creazione di una società armoniosa. A livello internazionale, sono diverse le tutele legislative destinate a garantire il diritto all’istruzione alla popolazione femminile. Eppure, nonostante ciò, ad oggi non tutte le ragazze e le donne nel mondo hanno la possibilità di studiare.
Questo è ciò che accade da ormai quattro anni in Afghanistan, ovvero da quando i talebani hanno riconquistato il potere nel 2021.
L’EVOLUZIONE E INVOLUZIONE DELL’ISTRUZIONE FEMMINILE IN AFGHANISTAN
L’istruzione femminile in Afghanistan è uno dei settori più problematici, in cui le persecuzioni di genere si manifestano con più forza. Nel corso del tempo essa è stata a tratti favorita e a tratti ostacolata. La Costituzione afghana del 2004, con gli articoli 43 e 44, riconosce formalmente l’istruzione come diritto di tutti i cittadini e prevede specifici programmi a favore delle donne per eliminare l’analfabetismo.
Tuttavia, la realtà vissuta dalle donne afghane è ben più complessa. In passato, le prime conquiste riguardanti l’istruzione femminile si ebbero durante il regno di Amanullah Khan (1919-1929), quando la regina Soraya promosse importanti riforme sociali fondando, nel 1920, la Masturat School, la prima scuola per ragazze.
Nel 1928, quindici studentesse furono persino inviate in Turchia per proseguire gli studi dopo aver completato la scuola secondaria inferiore. Queste innovazioni furono purtroppo osteggiate perché ritenute contrarie alla Sharia (legge sacra islamica), e portarono alla chiusura degli istituti femminili.
Solo con il regno di Zahir Shah si assistette a una riapertura delle scuole per ragazze e alla nascita dell’Università di Kabul nel 1946. Negli anni ’60 e ‘70, ma anche durante l’occupazione sovietica, era normale vedere donne frequentare l’università, andare al lavoro, partecipare alla vita pubblica. Con l’affermazione del Primo Emirato Islamico la situazione iniziò a cambiare: tutte le scuole femminili furono chiuse, tranne la facoltà di medicina a Kabul, dato che le pazienti donne potevano essere visitate solo da dottoresse. Inoltre, molte strutture scolastiche vennero convertite in madrase, cioè scuole religiose per soli uomini in cui vengono impartiti insegnamenti di arabo e d’interpretazione del Corano.

Nel 2001 i talebani proposero una legge sull’istruzione, la quale affermava anche che l’istruzione delle donne sarebbe stata regolata in accordo con la Sharia. Con la successiva caduta del regime talebano, si tentò di ripristinare in senso positivo la situazione. Eppure, nonostante gli sforzi compiuti già nel 2018, secondo i dati forniti da Unicef, circa 3,7 milioni di bambini erano esclusi dalla scuola, e il 60% di questi erano ragazze.
Nel 2019, il Ministero dell’Istruzione ha adottato la Girls Education Policy, finalizzata ad eliminare le barriere per le studentesse e a promuovere l’assunzione di più insegnanti donne, ma questa non ha prodotto i risultati sperati. Inoltre, per garantire a tutti di ricevere una formazione, nel corso degli anni sono stati avviati programmi come il Community Based Education, che prevede l’istruzione in case private, moschee e luoghi comunitari. Il vicedirettore generale dell’Unicef Omar Abdi ha riferito che nel 2022 il numero di queste classi era raddoppiato, da 10.000 a 20.000, accogliendo circa 600.000 bambini, di cui il 55% ragazze.
Tuttavia, il ritorno dei talebani al potere ha compromesso nuovamente il diritto all’istruzione per le donne. Il 23 marzo 2022, dopo 7 mesi di esclusione dall’istruzione superiore, le ragazze afghane speravano di poter tornare a studiare, come era stato promesso dall’Emirato. Quella promessa però non è stata rispettata: i talebani hanno deciso di rimandare il ritorno a scuola delle studentesse, finchè non si sarebbero realizzate delle riforme in linea con i principi della legge islamica. In aggiunta, nel mese di dicembre 2022, il Ministero dell’Istruzione dell’Afghanistan ha annunciato che le donne non avrebbero più potuto frequentare l’Università, escludendo da questo percorso ben 100.000 studentesse.
Secondo l’Afghan Gender Country Profile, pubblicato nel 2024 da UN WOMEN, nel 2023 l’80% di ragazze e giovani donne in età scolastica, cioè circa 2,5 milioni, sono state escluse dal sistema educativo con un tasso di alfabetizzazione femminile del 16% nelle aree rurali e del 40% nelle aree urbane, nettamente inferiore al tasso medio maschile, pari al 55%. Inoltre, come descritto sempre da Unicef, all’interno delle scuole venivano erogati servizi di supporto, fondamentali per la salute femminile. Se le ragazze non possono frequentare la scuola perdono a anche l’accesso a questi servizi.
Per esempio, Unicef si occupa di fornire alle ragazze assistenza in materia di igiene, salute mestruale e prevenzione dell’anemia. Nel 2021, questi programmi scolastici di salute e nutrizione hanno raggiunto 272.386 ragazze adolescenti somministrando integratori di ferro e acido folico. L’impossibilità di continuare gli studi compromette quindi in modo diretto anche la salute delle adolescenti.
LE SCUOLE CLANDESTINE
In seguito al divieto per le ragazze afghane di frequentare la scuola superiore, in tutto il Paese si sono diffuse scuole clandestine, grazie all’opera di gruppi e associazioni che organizzano le lezioni.
Queste lezioni si svolgono in case abbandonate o altri luoghi nascosti. I pericoli sono molti, dato che spesso i talebani eseguono rastrellamenti e arrestano gli insegnanti. Le porte e le finestre delle scuole clandestine rimangono chiuse, le alunne seguono stando sedute per terra e con pochi strumenti didattici, le ore di studio sono limitate e non si studiano tutte le materie. Oltre a ciò, sono stati attivati corsi professionali di sartoria e infermieristica, per assicurare anche la formazione professionale femminile.
Sono diversi i programmi di alfabetizzazione attivati in Afghanistan da organizzazioni e associazioni internazionali. Tra queste spiccano le attività dell’UNESCO che nel corso degli ultimi 20 anni ha raggiunto con le sue attività ben 600 mila persone, il 60% delle quali erano donne. La campagna Literacy for a brighter future ha raggiunto 20 milioni di afghani, in particolare donne, per aumentare la consapevolezza sul diritto all’istruzione.
La negazione del diritto all’istruzione alla popolazione femminile ha delle conseguenze enormi sulla loro vita personale e sull’intera società. Il report di UN WOMEN riporta dei dati molto interessanti a riguardo, ricavati dall’elaborazione di modelli statistici. Questi hanno mostrato che l’impedire alle ragazze di accedere all’istruzione secondaria è associato ad un aumento del 25% dei matrimoni infantili e un aumento del 45% delle gravidanze precoci, quest’ultimo correlato ad un rischio del 50% di mortalità materna.
Notevoli anche le conseguenze economiche, infatti alcune stime mostrano che l’economia afghana perderebbe 9,6 miliardi di dollari entro il 2066 se l’attuale divieto per le donne di frequentare l’istruzione secondaria dovesse rimanere in vigore. In aggiunta, nel 2022 l’Unicef ha stimato che negare alle ragazze la possibilità di frequentare la scuola secondaria costa al Paese il 2.5% del Pil annuale e che se le ragazze avessero la possibilità di completare gli studi superiori, e partecipare al mercato del lavoro, sarebbero in grado di contribuire all’economia afghana per oltre 5 miliardi di dollari.
Negare alle donne la possibilità di studiare compromette gravemente non solo il loro futuro ma anche quello delle loro famiglie e dell’intero Paese. E, come dichiarato da Malala Yousafzai, l’attivista pakistana che all’età di soli 15 anni fu vittima di un attentato da parte dei talebani mentre si stava recando a scuola: «un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione».
Silvia Gatti
Dottoressa in Scienze Politiche, indirizzo Sviluppo Sostenibile, all’Università di Pavia
Esperta sulla condizione delle donne afghane



