“SEI COMPLICE”. LA CAMPAGNA CHE DENUNCIA IL REVENGE PORN E CHI LO ALIMENTA: “SE GUARDI, SEI COMPLICE”

La campagna di comunicazione divenuta virale è firmata da un gruppo di studentesse del terzo anno di Design della Comunicazione allo IED di Roma: Martina Martucci, Clara Vella, Carlotta Ardu, Pamela Marcelli e Gaia Parmigiani.

Intervista alle fondatrici e ideatrici della campagna SEI COMPLICE.

Guardate Francesca quanto è stata brava l’altra notte!!!”, “Guardate tutti quella str*** della mia ex nuda!!”, “Vaff****** Elisa!! ora tutti vedranno i tuoi video”. Lo scorso aprile 2025, Roma si è svegliata tappezzata da volantini che riportavano queste frasi. Frasi che attiravano l’attenzione spingendo chi leggeva a scansionare il QR code che troneggiava, enorme, sotto quelle parole.

Eppure, una volta scansionato, dietro il codice non vi era nessun contenuto esplicito bensì un messaggio chiaro e forte: “Se guardi, sei complice”.

SEI COMPLICE è un progetto creato e firmato da un gruppo di studentesse del terzo anno di Design della Comunicazione allo IED di Roma, Martina Martucci, Clara Vella, Carlotta Ardu, Pamela Marcelli e Gaia Parmigiani. Un progetto con un bersaglio ben preciso, ovvero il pubblico silenzioso, complice e invisibile di quello che i media definiscono revenge porn: chi guarda.

«Il nostro obiettivo è far sentire in colpa chi guarda, chi usufruisce di questi contenuti – spiegano le ideatrici – non ci rivolgiamo né alle vittime né ai carnefici, ma a chi alimenta il fenomeno» spiegano le studentesse che stanno cercando di trasformare la provocazione in presa di coscienza e che, con questa campagna, stanno colpendo nel segno. «Abbiamo posizionato i volantini il 2 e 3 aprile scorsi, solo per due giorni– raccontano – eppure le scansioni sono state oltre 5.000. Ora abbiamo superato le 25.000, anche grazie alla condivisione sui social e all’attenzione della stampa».

Rivolgersi a chi inquadra un QR code, a chi clicca “play” e a chi preme “inoltra”, è poco comune poiché, al contrario, gli occhi e le orecchie sono sempre puntate sulla vittima (oltre che poco, pochissimo, sul carnefice). Viene spontaneo chiedersi, allora, quale sia stata la reazione di chi scansionava il QR code: «Alcuni ci hanno scritto dicendo di averlo fatto con buone intenzioni, magari per denunciare. Ma il solo atto di voler guardare è già problematico. Se pensi ci siano immagini intime condivise senza consenso, la scelta giusta non è certo quella di aprirle». Ma non solo. Altri utenti chiedevano, nei commenti all’interno della pagina Instagram ufficiale, “Si, ma le foto?” e ancora ma dov’è il video completo?.

Nonostante ciò, SEI COMPLICE è andato avanti per la sua strada, diventando molto più di una provocazione visiva. In pochi giorni, infatti, è diventato un progetto multicanale con un sito web che ospita informazioni sulla diffusione non consensuale di materiale intimo, risorse legali, numeri utili e, soprattutto, uno spazio sicuro per le vittime.

«Abbiamo creato un forum dove chi ha subito può raccontare la propria storia. Molte ci hanno scritto. Alcune hanno raccontato a noi la violenza subita per la prima volta». La portata è stata inaspettata. «Tante ragazze minorenni, persino studentesse delle medie, ci hanno mandato messaggi. E anche genitori, che ci hanno ringraziato. È stato scioccante e toccante insieme».

Un’idea nata all’Università: «A inizio anno accademico, durante un corso in cui potevamo scegliere un tema sociale. Abbiamo scelto il revenge porn, e in particolare la fruizione non consensuale. Il nostro docente ci ha aiutato a strutturare il progetto e poi lo abbiamo messo in pratica».

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Indifesa 2025, realizzata da Terre des Hommes insieme a Scomodo, che ha coinvolto oltre 2.700 ragazzi e ragazze sotto i 26 anni, il 58% degli intervistati considera il revenge porn il pericolo più grave del web, più temuto di alienazione (49%), molestie (47%) e cyberbullismo (46%). Una paura che affonda nella consapevolezza dei pericoli legati alla condivisione di materiale intimo: l’86% dei giovani riconosce che inviare foto o video personali è rischioso, soprattutto tra le ragazze. Tuttavia, oltre la metà ha condiviso le proprie password social o del telefono, mettendo a rischio la propria privacy. Nonostante una buona informazione (la maggior parte sa che può denunciare e chiedere la rimozione dei contenuti), il 12,5% dei ragazzi pensa di non poter fare nulla o non sa come reagire in caso di revenge porn.

«La base di partenza – raccontano – è stata una ricerca nei gruppi Telegram dove il materiale intimo è diffuso come se fosse un contenuto qualsiasi. Ci ha colpito la quantità, la normalizzazione. In molti di questi gruppi, gli utenti dicono chiaramente: ‘l’ho già vista, che problema c’è se la rivedo?’»

Iniziative e progetti come SEI COMPLICE fanno riflettere su come, ancora oggi, purtroppo la legge non basti. Infatti, prima serve l’educazione. «Alla base di tutto c’è la mancanza di educazione sesso-affettiva nelle scuole. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa a non averla nei programmi. Serve un’educazione al consenso, non solo pene più severe».

E adesso? SEI COMPLICE non si ferma. «Continuiamo a pubblicare contenuti e storie, e vogliamo affrontare anche altri temi femministi. Stiamo pensando di diventare un’agenzia di comunicazione che lavora su progetti sociali, collaborando con brand o associazioni». E i QR code? «Molti ci hanno scritto da altre città d’Italia, chiedendo di portare la campagna anche lì. Potrebbe essere il prossimo passo».

Chi è Medea per SEI COMPLICE? «Medea è un po’ tutte le ragazze che hanno avuto la forza di parlare. In ognuna di loro c’è una Medea».

Maria Francesca Gentile

Caterina Caparello

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